15/10/14
Tappi
Stamattina ho consegnato la mia dose di tappi, stavolta solo due. Ho sempre sentito parlare della raccolta di tappi di plastica, ma non ho mai avuto una chiara idea dell'uso che ne fanno i raccoglitori. Così, considerato il mio contributo, mi sono sentito legittimato a chiedere a che scopo nella portineria del nostro ufficio ci sono sacchetti pieni di tappi e mi è stato risposto "Pensa che in Africa con questi ci costruiscono gli ospedali". Me li sono immaginati questi ospedali di plastica tanto ben fatti da fare invidia alla casetta di biscotti di Hansel e Gretel.
13/04/12
Righe Ordite
Corrente o alternata o continua
Energia da filo a filo
La finestra è socchiusa
Non posso lasciare che ti raffreddi
Scaldo l'acqua e beviamo
Dopo l'erba, la canottiera.
Energia da filo a filo
La finestra è socchiusa
Non posso lasciare che ti raffreddi
Scaldo l'acqua e beviamo
Dopo l'erba, la canottiera.
26/07/11
09/09/08
01/07/08
30/06/08
29/06/08
27/06/08
Svezia a/r
Acquisito il matrimonio non ci restano che un'orgia di immagini: www.picasaweb.google.com/insveziasposi
04/06/08
02/06/08
19/05/08
Contro i viaggi in aereo!
citazioni sparse prese da Timbuctu di Marco Aime
-Il transitare è la dimensione fondamentale del viaggio; è la fase che più contribuisce a modificare la percezione del viaggiatore.
-Lo spostarsi produce effetti mentali in quanto sviluppa le capacità di osservazione e concentrazione.
-Un individuo abituato a pensarsi al centro del suo mondo, una volta in viaggio diventa egli stesso marginale e deve perciò modificare il proprio sguardo.
-Il transitare è la dimensione fondamentale del viaggio; è la fase che più contribuisce a modificare la percezione del viaggiatore.
-Lo spostarsi produce effetti mentali in quanto sviluppa le capacità di osservazione e concentrazione.
-Un individuo abituato a pensarsi al centro del suo mondo, una volta in viaggio diventa egli stesso marginale e deve perciò modificare il proprio sguardo.
11/05/08
LT 28
Ormai sono passati tre mesi da quando mi sono trasferito a vivere in camper. Parole grosse, camper! Un furgoncino simpaticamente arredato da qualche ingegnoso tedesco, completo quasi di tutto ciò di cui un essere umano mediamente adattabile ha bisogno per svegliarsi, fare colazione, spostarsi, studiare, cibarsi, dormire: vivere! Le foto (quasi tutte mie, tranne alcune di Cruna mia fida compagna di viaggio in quegli strani giorni) raccontano l'incontro con l'LT28 ed il viaggio da Itzhoe (paesino nei pressi di Hamburg) fino a Gorizia. Vi aspetto per il prossimo viaggio... (al momento sono a Trieste).
06/05/08
04/05/08
30/04/08
L'usage du monde
Un voyage se passe de motifs. Il ne tarde pas à prouver qu'il se suffit à lui-même. On croit qu'on va faire un voyage, mais bientôt c'est le voyage qui vous fait, ou vous défait
BBurro
La Bretagna terra d'acqua, nulla da dire! Ma terra di burro in egual misura. L'acqua ci pioveva sulla testa ad intervalli imprevedibili ed il burro si fondeva a qualsiasi nostra pietanza. Cidro e birra a fiumi. Erba gonfia d'umido sotto i nostri piedi. Arcobaleni circolari in mezzo al mare. E poi ostriche, galette, e altre mangerie più o meno dannifiche. E nel mezzo una visita alla cineteca di Brest ed una ad un collezionista di machine del cinema del tutto desuete. Bretagne pas mal.














27/04/08
POUR VOTRE SANTÈ, ÈVITEZ DE GRIGNOTER ENRTE LES REPAS
18/04/08
Fiume Niger • Mali
FOTOS
Bamako > Sevaré
Dopo tre ore di viaggio, durante le quali ho dormicchiato tutto il tempo o quasi, sono arrivato a Segou. Siamo scesi tutti dal Mercedes 0303 di provenienza italiana e ci siamo sparpagliati sul piazzale organizzato per accogliere dei viaggiatori. Un grande ristorante e poi tanti piccoli negozietti e bancarelle.
Per poco non perdo l’autobus in ripartenza. Il viaggio è proseguito con numerosi stop ma senza speciali problemi. La sosta a San è stata un po’ più lunga delle altre. Il sole giallissimo illuminava la Gare Routiere e la gente si affollava a prendere i propri bagagli. Siamo ripartiti con poco più della metà dei passeggeri. Il paesaggio placido e piatto scorreva dal mio finestrino.
Sono arrivato a Sevaré dopo una piccola sosta per la preghiera delle 18.00. Era già quasi buio e appena distanti dal bus decine di mussulmani si sono raccolti in preghiera. A Sevaré Dario è arrivato pochi secondi dopo che ero sceso dall’autobus. Sono stato accolto con gentilezza e cordialità. Ho consumato una cena a base di frittelle di riso al pesce e melanzane al pomodoro, bevendo vino in compagnia di altri quattro italiani e di una irlandese. L’argomento preferito degli espatriati italiani è il cibo e nemmeno questa sera se ne è fatto a meno. Bagnacaura e cioccolato i due pilastri della conversazione. Dario mi ha spiegato cosa farò domani. Sono arrivato convinta che domattina sarei partito in piroga con un belga, alla volta del delta del Niger. Da una parte c’è stato un cambiamento di programma, si parte sabato, e dall’altra non avevo capito che il mio compagno di viaggio sarà un maliano.
Sirakoro
La visita a Sirakoro è un piccolo ma bel fuori programma. Un piccolo villaggio di contadini qualche chilometro a Sud si Sevaré. L’accoglienza è molto buona. Ci accompagnano bambini e contadini a vedere il funzionamento dei pozzi e gli avanzamenti dei campi per la coltivazione di cipolle. I ragazzi sono ben contenti di farsi riprendere davanti al pozzo frutto del loro lavoro. Per me è molto emozionante poter sentirmi libero di girovagare accompagnato da nugoli di bimbi e fotografare i loro disegni sui muri dei quella che prima era la scuola. Visitiamo anche quello che è l’ospedale. Vuoto. Completamente vuoto. Tranne un batuffolo di bimbo dormiente per terra.
Sahona

Partiamo alle 9.00 dopo aver caricato valigie, pane e benzina, sulla nostra pinasse. Alcune assi interne a mo’ di sedile sono decorate con la bandiera belga. La pinasse è di Protos, una ONG belga, capofila del progetto che si occupa dei perimetri irrigui di alcuni villaggi lungo Niger. Bisognerà verificare lo stato dei perimetri per individuare le comunità in grado di assumersi l’onere di un microcredito. L’ONG italiana CISV si occupa della parte economica del progetto. Amara è l’economista con cui sono partito. È alla sua prima esperienza sul campo. Gli altri due ragazzi sono degli animatori di Protus e si occupano più nello specifico dell’aspetto tecnico-agricolo. Gaoussou Ly è un piccoletto tutto risate ed è l’animateur del progetto e Diabate Sayon alto e cordiale è l’agropastoraliste.
Il viaggio inizia lento con i nostri corpi sdraiati all’ombra di una specie di tetto di paglia. Il primo stop è dopo circa tre ore di navigazione. Bisogna controllare le condizioni di una pompa che dal fiume porta l’acqua ai canali irrigui. Una famiglia abita in prossimità della pompa: i guardiani. Ripartiamo ed in pochi minuti arriviamo al villaggio. Pescatori si danno da fare sulle barche o lungo la riva per sistemare le reti, mentre le donne fanno seccare il pesce su grandi braci di paglia. E bambini vestiti da calciatori europei non perdono tempo a chiedere bic, bidon o photo. C’é un’atmosfera serena e vivace allo stesso tempo. Guardo il fiume che scorrerà sempre così placido e mi sento bene. Li fotografo un po’ questi bambini: loro vogliono mettersi in posa e poi scappano ridendo divertiti. In effetti sono gli unici che prendono in considerazione la presenza di questo toubab. Continuiamo verso le case del villaggio. Saliamo in una piccola stanza al secondo piano di uno degli edifici più grandi. Le pareti sono completamente coperte di tappeti ed un piccolo televisore è sintonizzato su un canale satellitare francese che trasmette 24hours. La conversazione sui bisogni dei contadini è spesso interrotta da commenti molto informati sulla serie tv americana. Si parla in francese perché il capo villagio, nonché presidente del comitato di gestione, nonostante non abbia ben chiaro chi io sia, sono un bianco e vuole che ascolti come alcune ONG occidentali hanno diviso la comunità dei contadini piuttosto che aiutarla. “Capire il problema è già il 50% della soluzione. Se non capisci il problema, puoi anche investire milioni di euro ma non basteranno mai”. Lo sto imparando. O ti metti in ascolto oppure è inutile dispiegare tutte le tue forze. Viene chiesto al capo villaggio di radunare i componenti del comitato, mentre noi torniamo al sito della motopompa, ma stavolta con alcuni contadini. Lo stato dei canali è abbastanza buono; le strutture di cemento sono in condizione di funzionare. Torniamo nuovamente al villaggio per la riunione. Il comitato si riunisce in una stanza del cortile della casa del capo villaggio, uno spazio di 4x5 metri e tutti seduti per terra. La stanza è piena. Parlano bambara e purtroppo non posso capire nulla di quello che si dicono. Ma devono farlo perché non tutti i presenti capiscono il francese. Alla fine della riunione si riparte.
Ci aspetta un tragitto più lungo adesso. Un altro villaggio sulla sponda Sud del fiume. Galassina. Qui le case sono spoglie ed il villaggio è molto povero. Il pesce è messo ad essiccare dappertutto e le galline ci camminano sopra e non fanno altro che beccare. C’è un problema con la pompa, mi dicono; così è inutile il sopralluogo e la riunione del comitato. Ripartiamo alla volta di Kassim. Il tramonto avanza veloce e stavolta il villaggio è sulla sponda Nord. C’è una luce bellissima e questo villaggio mi ricorda vagamente quello di Apocalyps Now, ma a differenza del film di Coppola, la gente qui è molto rilassata. Il sopralluogo sui canali non porta buone notizie. Le mucche pascolano fra gli scoli che non sono nemmeno cementati. Una sorta di riunione del comitato si consuma sui perimetri irrigui. Non c’è il capo villaggio e dovremo tornare. Attraversiamo il Niger da una sponda all’altra mentre il sole è già tramontato. In questo punto il fiume è molto largo ed il tramonto con l’ausilio di alcune palme all’orizzonte è spettacolare. Attracchiamo al porto del più grande dei villaggi che visiteremo. Kouakourou. È ormai buio e percorriamo le stradine di un paese vivace dove il mercato è finito da poco e ci sono alcuni negozzietti qua e là. Il campmant dove dormiremo è dalla parte opposta del porto, ma vicino ai canali dove andremo la mattina seguente. Ci aspetta una cena in due tempi. Appena arrivati ci offrono un po’ di riso e spezzatino di fegato. Poi il nostro ospite andrà a fare la spesa per preparare una zuppa di pesce. Il cielo è stellato che non basterebbero tutte le nostre vite messe assieme per contare tutte quelle stelle luminose. C’é sempre una radiolina accesa. In onda la radiocronaca delle partite del campionato francese. Sono tutte noiosamente sullo zero a zero. La conversazione procede in bambara, così decido di andare a dormire. È ancora presto. Ho voglia di ascoltare il Triplo Concerto di Beethoven e buona parte delle Variazioni Goldberg, in quello stato di sonno veglia che mi fa entrare nella musica meglio del solito.
Kouakourou

Di buon’ora ci svegliamo per il primo sopralluogo sui perimetri irrigui di Sahona. Attraversiamo un grande campo alle spalle del nostro campmant. Durante la stagione delle piogge quest’area si riempie completamente di acqua. E ancora adesso, in altre zone della brousse, c’è tanta acqua da rendere inagibile la strada che porta a Mopti. Al campmant ci aspetta la colazione a base di spezzatino di vitello e gallette di riso fritte. E poi di filata al Marie per l’incontro con il comitato. Entriamo in un cortile, quello del comune; a sinistra una ragazza rassetta le stoviglie; sulla destra dei bimbi giocano con un calcio balilla tutto in legno; nell’ampio cortile c’è spazio anche per un orticello ed un gazebo dove sono ordinatamente disposte le sedie che ospiteranno la riunione. Il comitato si fa attendere. Gironzolando nel cortile del Marie trovo esposte le liste elettorali ed i relativi risultati. Alla spicciolata iniziano ad arrivare i membri del comitato. Decido di fare un giro per il villaggio. Lo attraverso fino alla sua estremità Sud; è strano poter percepire la fine netta di un centro abitato. Da noi, ormai, è quasi impossibile. Provo a fotografare questa linea di confine e mi riavvio in paese. La riunione è lunga più della prima. Così riparto a fotografare. Mi imbatto in un sarto, con cui ho una lunga conversazione circa l’importanza di contribuire allo sviluppo del Mali, con un breve inciso sulla bellezza delle famiglie maliane così numerose a dispetto di quelle europee. Lui si lamenta che gli affari, nonostante la festa del Tabaski, non vadano molto bene. Con tutti i vestiti che deve fare per la sua famiglia e la penuria di soldi che c’è in giro, c’è poco di cui essere contenti. Ci tiene a farmi sapere, però, che è cosa buona che Protus dia i soldi ai contadini. Sono d’accordo con lui, ma ribatto che è importante poterseli meritare. Annuisce. Ognuno deve fare la sua parte nel modo migliore, aggiungo. Su questo è d’accordo. Mi congedo appena in tempo per la fine del comitato. Il viaggio ricomincia. Giusto il tempo di comprare tre scatole di sardine che già stiamo navigando. Ci aspettano tre brevi visite a dei microscopici villaggi, o meglio dire insediamenti abitativi, che dipendono da Kouakourou. La prima sosta è la sulla riva Sud presso un piccolo accampamento di contadini. Pare non ci siano uomini, ma solo donne giovani che raccolgono il riso. Giusto il tempo di una sbirciatina ai canali e di qualche foto di queste bellissime contadine, che risaliamo in pinasse diretti verso un altro piccolissimo villaggio. Ho ancora negli occhi il sorriso di quelle ragazze che si staglia su quella terra secca ed arida sotto i loro piedi, e ci imbattiamo in un grosso e pingue capo villaggio, nonché immam e quant’altro, comodamente disteso all’ombra di un grande albero. Il comitato si riunisce in tempo record. La riunione è rapida; giusto il tempo di prendere la benedizione dell’immam che ripartiamo. Oggi le tappe sono brevi e c’è tempo per chiaccherare e sorridere mangiando pane con le sardine, sulla nostra pinasse. Da quando hanno saputo che sono siciliano, non fanno altro che chiamarmi Alessandro Del Piero Mafioso Sicilen. Sono un po’ stupito che loro sappiano della Sicilia come terra di Mafia, molto meno che conoscano Del Piero! È vero che sono tutti e tre laureati, ma secondo me è colpa del cinema americano. Nell’ultima sosta non incontriamo proprio nessuno. Il piccolo pozzo è pieno di rane morte e tre contadine di passaggio si fermano a guardarci incuriosite. L’orario da una luce bellissima al campo di riso. Faccio qualche foto, ma inizio a sentire la stanchezza. Ci aspetta l’ultima tappa di oggi. Koulenze
Koulenze
Qui il Niger entra ed esce dal villaggio dividendolo a metà. Scesi dalla pinasse che non senza incagliarsi diverse volte è approdata a riva, ci dirigiamo verso quello che sarà il nostro rifugio per la notte. Qui la gente è più povera di Kouakourou; le case sono tutte di fango, ma non è questo che mi fa pensare alla povertà. Piuttosto la quasi totale assenza di esercizi commerciali ed i cortili puzzolenti di spazzatura bruciata. Poco a poco capisco che non si tratta di spazzatura, ma di sterco essiccato di vacca o asino. Ce ne sono sacchi pieni stracolmi in ogni angolo del villaggio. Nel cortile della nostra casa ce ne sono cinque. È stretto il cortile e dobbiamo dividerlo con la stalla di due asini. Qui tutto è naturale. Penso ai contadini della mia terra che per tenersi caldo dormivano con gli asini, e mi sento a casa. Cala rapida la notte a Koulenze, che ha appena finito di seppellire uno dei suoi abitanti. Su una collinetta poco distante dal nostro campmant, gli anziani ed i parenti maschi del morto celebrano la sepoltura. Qualcuno di noi fa la doccia con l’acqua del Niger e poi ci dirigiamo a conoscere il capo villaggio. Il nostro ospite ci conduce sicuro fra i vicoletti irrespirabili del villaggio. L’incontro con il capo è rapido. Torniamo a mangiare e già sulla strada sentiamo al megafono l’appello per i membri del comitato. Stasera ci sarà la riunione. Sotto una tenda, in quella che assomiglia alla piazza principale del villaggio, si riuniscono gli anziani ed i contadini del paese; ogni tanto qualche passante curioso si ferma ad ascoltare i concitati discorsi del comitato. Alle mie orecchie la discussione appare molto dura, con i miei amici messi alle strette da alcuni dei più anziani. Ma alla fine di questo comitato svoltosi alla sola luce delle stelle, Diabate, Amara e Ly mi dicono di essere soddisfatti per come sono andate le cose. Torniamo nel nostro stretto cortile a bere te, sotto il cielo più stellato che i miei occhi abbiano mai visto. Mi addormento stanco di fianco a Diabate. Domani tornerò da solo con una pinasse pubblica verso Bamako. Almeno credo.
Koulenze > Mopti
Bamako > Sevaré
6/12/2007
Dopo tre ore di viaggio, durante le quali ho dormicchiato tutto il tempo o quasi, sono arrivato a Segou. Siamo scesi tutti dal Mercedes 0303 di provenienza italiana e ci siamo sparpagliati sul piazzale organizzato per accogliere dei viaggiatori. Un grande ristorante e poi tanti piccoli negozietti e bancarelle.
Per poco non perdo l’autobus in ripartenza. Il viaggio è proseguito con numerosi stop ma senza speciali problemi. La sosta a San è stata un po’ più lunga delle altre. Il sole giallissimo illuminava la Gare Routiere e la gente si affollava a prendere i propri bagagli. Siamo ripartiti con poco più della metà dei passeggeri. Il paesaggio placido e piatto scorreva dal mio finestrino.
Sono arrivato a Sevaré dopo una piccola sosta per la preghiera delle 18.00. Era già quasi buio e appena distanti dal bus decine di mussulmani si sono raccolti in preghiera. A Sevaré Dario è arrivato pochi secondi dopo che ero sceso dall’autobus. Sono stato accolto con gentilezza e cordialità. Ho consumato una cena a base di frittelle di riso al pesce e melanzane al pomodoro, bevendo vino in compagnia di altri quattro italiani e di una irlandese. L’argomento preferito degli espatriati italiani è il cibo e nemmeno questa sera se ne è fatto a meno. Bagnacaura e cioccolato i due pilastri della conversazione. Dario mi ha spiegato cosa farò domani. Sono arrivato convinta che domattina sarei partito in piroga con un belga, alla volta del delta del Niger. Da una parte c’è stato un cambiamento di programma, si parte sabato, e dall’altra non avevo capito che il mio compagno di viaggio sarà un maliano.
Sirakoro
7/12/2007
La visita a Sirakoro è un piccolo ma bel fuori programma. Un piccolo villaggio di contadini qualche chilometro a Sud si Sevaré. L’accoglienza è molto buona. Ci accompagnano bambini e contadini a vedere il funzionamento dei pozzi e gli avanzamenti dei campi per la coltivazione di cipolle. I ragazzi sono ben contenti di farsi riprendere davanti al pozzo frutto del loro lavoro. Per me è molto emozionante poter sentirmi libero di girovagare accompagnato da nugoli di bimbi e fotografare i loro disegni sui muri dei quella che prima era la scuola. Visitiamo anche quello che è l’ospedale. Vuoto. Completamente vuoto. Tranne un batuffolo di bimbo dormiente per terra.Sahona
8/12/2007

Partiamo alle 9.00 dopo aver caricato valigie, pane e benzina, sulla nostra pinasse. Alcune assi interne a mo’ di sedile sono decorate con la bandiera belga. La pinasse è di Protos, una ONG belga, capofila del progetto che si occupa dei perimetri irrigui di alcuni villaggi lungo Niger. Bisognerà verificare lo stato dei perimetri per individuare le comunità in grado di assumersi l’onere di un microcredito. L’ONG italiana CISV si occupa della parte economica del progetto. Amara è l’economista con cui sono partito. È alla sua prima esperienza sul campo. Gli altri due ragazzi sono degli animatori di Protus e si occupano più nello specifico dell’aspetto tecnico-agricolo. Gaoussou Ly è un piccoletto tutto risate ed è l’animateur del progetto e Diabate Sayon alto e cordiale è l’agropastoraliste.
Il viaggio inizia lento con i nostri corpi sdraiati all’ombra di una specie di tetto di paglia. Il primo stop è dopo circa tre ore di navigazione. Bisogna controllare le condizioni di una pompa che dal fiume porta l’acqua ai canali irrigui. Una famiglia abita in prossimità della pompa: i guardiani. Ripartiamo ed in pochi minuti arriviamo al villaggio. Pescatori si danno da fare sulle barche o lungo la riva per sistemare le reti, mentre le donne fanno seccare il pesce su grandi braci di paglia. E bambini vestiti da calciatori europei non perdono tempo a chiedere bic, bidon o photo. C’é un’atmosfera serena e vivace allo stesso tempo. Guardo il fiume che scorrerà sempre così placido e mi sento bene. Li fotografo un po’ questi bambini: loro vogliono mettersi in posa e poi scappano ridendo divertiti. In effetti sono gli unici che prendono in considerazione la presenza di questo toubab. Continuiamo verso le case del villaggio. Saliamo in una piccola stanza al secondo piano di uno degli edifici più grandi. Le pareti sono completamente coperte di tappeti ed un piccolo televisore è sintonizzato su un canale satellitare francese che trasmette 24hours. La conversazione sui bisogni dei contadini è spesso interrotta da commenti molto informati sulla serie tv americana. Si parla in francese perché il capo villagio, nonché presidente del comitato di gestione, nonostante non abbia ben chiaro chi io sia, sono un bianco e vuole che ascolti come alcune ONG occidentali hanno diviso la comunità dei contadini piuttosto che aiutarla. “Capire il problema è già il 50% della soluzione. Se non capisci il problema, puoi anche investire milioni di euro ma non basteranno mai”. Lo sto imparando. O ti metti in ascolto oppure è inutile dispiegare tutte le tue forze. Viene chiesto al capo villaggio di radunare i componenti del comitato, mentre noi torniamo al sito della motopompa, ma stavolta con alcuni contadini. Lo stato dei canali è abbastanza buono; le strutture di cemento sono in condizione di funzionare. Torniamo nuovamente al villaggio per la riunione. Il comitato si riunisce in una stanza del cortile della casa del capo villaggio, uno spazio di 4x5 metri e tutti seduti per terra. La stanza è piena. Parlano bambara e purtroppo non posso capire nulla di quello che si dicono. Ma devono farlo perché non tutti i presenti capiscono il francese. Alla fine della riunione si riparte.
Ci aspetta un tragitto più lungo adesso. Un altro villaggio sulla sponda Sud del fiume. Galassina. Qui le case sono spoglie ed il villaggio è molto povero. Il pesce è messo ad essiccare dappertutto e le galline ci camminano sopra e non fanno altro che beccare. C’è un problema con la pompa, mi dicono; così è inutile il sopralluogo e la riunione del comitato. Ripartiamo alla volta di Kassim. Il tramonto avanza veloce e stavolta il villaggio è sulla sponda Nord. C’è una luce bellissima e questo villaggio mi ricorda vagamente quello di Apocalyps Now, ma a differenza del film di Coppola, la gente qui è molto rilassata. Il sopralluogo sui canali non porta buone notizie. Le mucche pascolano fra gli scoli che non sono nemmeno cementati. Una sorta di riunione del comitato si consuma sui perimetri irrigui. Non c’è il capo villaggio e dovremo tornare. Attraversiamo il Niger da una sponda all’altra mentre il sole è già tramontato. In questo punto il fiume è molto largo ed il tramonto con l’ausilio di alcune palme all’orizzonte è spettacolare. Attracchiamo al porto del più grande dei villaggi che visiteremo. Kouakourou. È ormai buio e percorriamo le stradine di un paese vivace dove il mercato è finito da poco e ci sono alcuni negozzietti qua e là. Il campmant dove dormiremo è dalla parte opposta del porto, ma vicino ai canali dove andremo la mattina seguente. Ci aspetta una cena in due tempi. Appena arrivati ci offrono un po’ di riso e spezzatino di fegato. Poi il nostro ospite andrà a fare la spesa per preparare una zuppa di pesce. Il cielo è stellato che non basterebbero tutte le nostre vite messe assieme per contare tutte quelle stelle luminose. C’é sempre una radiolina accesa. In onda la radiocronaca delle partite del campionato francese. Sono tutte noiosamente sullo zero a zero. La conversazione procede in bambara, così decido di andare a dormire. È ancora presto. Ho voglia di ascoltare il Triplo Concerto di Beethoven e buona parte delle Variazioni Goldberg, in quello stato di sonno veglia che mi fa entrare nella musica meglio del solito.
Kouakourou
9/12/2007

Di buon’ora ci svegliamo per il primo sopralluogo sui perimetri irrigui di Sahona. Attraversiamo un grande campo alle spalle del nostro campmant. Durante la stagione delle piogge quest’area si riempie completamente di acqua. E ancora adesso, in altre zone della brousse, c’è tanta acqua da rendere inagibile la strada che porta a Mopti. Al campmant ci aspetta la colazione a base di spezzatino di vitello e gallette di riso fritte. E poi di filata al Marie per l’incontro con il comitato. Entriamo in un cortile, quello del comune; a sinistra una ragazza rassetta le stoviglie; sulla destra dei bimbi giocano con un calcio balilla tutto in legno; nell’ampio cortile c’è spazio anche per un orticello ed un gazebo dove sono ordinatamente disposte le sedie che ospiteranno la riunione. Il comitato si fa attendere. Gironzolando nel cortile del Marie trovo esposte le liste elettorali ed i relativi risultati. Alla spicciolata iniziano ad arrivare i membri del comitato. Decido di fare un giro per il villaggio. Lo attraverso fino alla sua estremità Sud; è strano poter percepire la fine netta di un centro abitato. Da noi, ormai, è quasi impossibile. Provo a fotografare questa linea di confine e mi riavvio in paese. La riunione è lunga più della prima. Così riparto a fotografare. Mi imbatto in un sarto, con cui ho una lunga conversazione circa l’importanza di contribuire allo sviluppo del Mali, con un breve inciso sulla bellezza delle famiglie maliane così numerose a dispetto di quelle europee. Lui si lamenta che gli affari, nonostante la festa del Tabaski, non vadano molto bene. Con tutti i vestiti che deve fare per la sua famiglia e la penuria di soldi che c’è in giro, c’è poco di cui essere contenti. Ci tiene a farmi sapere, però, che è cosa buona che Protus dia i soldi ai contadini. Sono d’accordo con lui, ma ribatto che è importante poterseli meritare. Annuisce. Ognuno deve fare la sua parte nel modo migliore, aggiungo. Su questo è d’accordo. Mi congedo appena in tempo per la fine del comitato. Il viaggio ricomincia. Giusto il tempo di comprare tre scatole di sardine che già stiamo navigando. Ci aspettano tre brevi visite a dei microscopici villaggi, o meglio dire insediamenti abitativi, che dipendono da Kouakourou. La prima sosta è la sulla riva Sud presso un piccolo accampamento di contadini. Pare non ci siano uomini, ma solo donne giovani che raccolgono il riso. Giusto il tempo di una sbirciatina ai canali e di qualche foto di queste bellissime contadine, che risaliamo in pinasse diretti verso un altro piccolissimo villaggio. Ho ancora negli occhi il sorriso di quelle ragazze che si staglia su quella terra secca ed arida sotto i loro piedi, e ci imbattiamo in un grosso e pingue capo villaggio, nonché immam e quant’altro, comodamente disteso all’ombra di un grande albero. Il comitato si riunisce in tempo record. La riunione è rapida; giusto il tempo di prendere la benedizione dell’immam che ripartiamo. Oggi le tappe sono brevi e c’è tempo per chiaccherare e sorridere mangiando pane con le sardine, sulla nostra pinasse. Da quando hanno saputo che sono siciliano, non fanno altro che chiamarmi Alessandro Del Piero Mafioso Sicilen. Sono un po’ stupito che loro sappiano della Sicilia come terra di Mafia, molto meno che conoscano Del Piero! È vero che sono tutti e tre laureati, ma secondo me è colpa del cinema americano. Nell’ultima sosta non incontriamo proprio nessuno. Il piccolo pozzo è pieno di rane morte e tre contadine di passaggio si fermano a guardarci incuriosite. L’orario da una luce bellissima al campo di riso. Faccio qualche foto, ma inizio a sentire la stanchezza. Ci aspetta l’ultima tappa di oggi. Koulenze
Koulenze
10/12/2007
Qui il Niger entra ed esce dal villaggio dividendolo a metà. Scesi dalla pinasse che non senza incagliarsi diverse volte è approdata a riva, ci dirigiamo verso quello che sarà il nostro rifugio per la notte. Qui la gente è più povera di Kouakourou; le case sono tutte di fango, ma non è questo che mi fa pensare alla povertà. Piuttosto la quasi totale assenza di esercizi commerciali ed i cortili puzzolenti di spazzatura bruciata. Poco a poco capisco che non si tratta di spazzatura, ma di sterco essiccato di vacca o asino. Ce ne sono sacchi pieni stracolmi in ogni angolo del villaggio. Nel cortile della nostra casa ce ne sono cinque. È stretto il cortile e dobbiamo dividerlo con la stalla di due asini. Qui tutto è naturale. Penso ai contadini della mia terra che per tenersi caldo dormivano con gli asini, e mi sento a casa. Cala rapida la notte a Koulenze, che ha appena finito di seppellire uno dei suoi abitanti. Su una collinetta poco distante dal nostro campmant, gli anziani ed i parenti maschi del morto celebrano la sepoltura. Qualcuno di noi fa la doccia con l’acqua del Niger e poi ci dirigiamo a conoscere il capo villaggio. Il nostro ospite ci conduce sicuro fra i vicoletti irrespirabili del villaggio. L’incontro con il capo è rapido. Torniamo a mangiare e già sulla strada sentiamo al megafono l’appello per i membri del comitato. Stasera ci sarà la riunione. Sotto una tenda, in quella che assomiglia alla piazza principale del villaggio, si riuniscono gli anziani ed i contadini del paese; ogni tanto qualche passante curioso si ferma ad ascoltare i concitati discorsi del comitato. Alle mie orecchie la discussione appare molto dura, con i miei amici messi alle strette da alcuni dei più anziani. Ma alla fine di questo comitato svoltosi alla sola luce delle stelle, Diabate, Amara e Ly mi dicono di essere soddisfatti per come sono andate le cose. Torniamo nel nostro stretto cortile a bere te, sotto il cielo più stellato che i miei occhi abbiano mai visto. Mi addormento stanco di fianco a Diabate. Domani tornerò da solo con una pinasse pubblica verso Bamako. Almeno credo.Koulenze > Mopti
11/12/2007
La pinasse è una specie di grande gondola con prima e seconda classe. In quanto toubab mi sistemano senza nemmeno chiedermelo, in prima classe. Il prezzo è un po’ più alto ma il vantaggio di avere una ampia brandina da dividere con soltanto un altro passeggero è subito evidente. Sulla barca ci sono anche esseri umani, ma per lo più merce di vario genere e prevalentemente sacchi, presumo di riso. Sarà un motore Mercedes allocato proprio sotto la mia branda a portarci a Mopti. Un vecchio motore diesel preso chissà da quale veicolo di terra! Sul tetto c’è anche l’immancabile motoretta di produzione cinese! Si parte! Le donne che affollano la seconda classe cucineranno tutto il tempo del viaggio, rendendo il clima sottocoperta quasi insopportabile, fra il caldo ed il fumo dei grandi pentoloni in perenne ebollizione. La navigazione procede placida come il fiume. L’arrivo a Mopti avviene in orario. Al porto l’atmosfera è caotica e concitata. Scavalco sacchi e persone e arrivo sulla banchina in cerca di un autobus. Lo prendo al volo, l’autista mi aspetta per comprare del pane e partiamo. Arriviamo dopo poco alla Gare Routiere per caricare un centinaio di montoni ignari o forse consapevoli di quello che li aspetta a Bamako: mercato e sgozzamento per festeggiare il Tabaski. Ripartiamo. La notte è densa, come l’aria nel bus, appestata dai nostri stessi gas di scarico. Ma non è questo il problema che ci blocca nel nulla della N16 per due ore, ma un guasto all’impianto frenante e all’impianto elettrico. Dopo un’attesa che pareva disperata, dal buio arriva uno degli autisti con il tubo dell’impianto frenante riparato! Non immagino nemmeno dove abbia trovato un saldatore. Ripartiamo. Albeggia ed il bus è stanco. Ci fermiamo di nuovo. Non ci spero molto nella possibilità di partire in tempi ragionevoli per un occidentale e prendo un Sotrama semi vuoto e minuscolo. Il viaggio sembra spedito. Ma in realtà ogni capanna è motivo di sosta, vuoi per far salire un passeggero, vuoi per caricare ogni tipo di bene, galline e gli irrinunciabili montoni. Sono l’unico oltre l’autista ed il suo assistente a fare il viaggio dall’inizio fino a Bamako; la mia testa schiacciata contro il tetto del piccolo Toyota, ogni tanto schizza fuori dal finestrino. Ultima sosta alle porte di Bamako. Le mie mani non toccano l’acqua ormai da trenta ore e le dita sono completamente nere. Mi aspetta una doccia. Sono di nuovo a casa.03/04/08
12/11/07
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