09/09/08

It's only Rock'n'Roll

01/07/08

Pupiddu

30/06/08

Würst bolliti e insalata

29/06/08

Panna

Grattis!!!

27/06/08

Caffé 25 Berlin Foto

Con Gelatelli dall'Italia alla Svezia a/r


http://picasaweb.google.com/alessandrococo/BolognaStoccolma






Caffé 25 Berlin

Svezia a/r

Acquisito il matrimonio non ci restano che un'orgia di immagini: www.picasaweb.google.com/insveziasposi

04/06/08

Tourist Class

02/06/08

Barefoot

Früstuck

19/05/08

Venedig

Contro i viaggi in aereo!

citazioni sparse prese da Timbuctu di Marco Aime

-Il transitare è la dimensione fondamentale del viaggio; è la fase che più contribuisce a modificare la percezione del viaggiatore.

-Lo spostarsi produce effetti mentali in quanto sviluppa le capacità di osservazione e concentrazione.

-Un individuo abituato a pensarsi al centro del suo mondo, una volta in viaggio diventa egli stesso marginale e deve perciò modificare il proprio sguardo.

11/05/08

LT 28

Ormai sono passati tre mesi da quando mi sono trasferito a vivere in camper. Parole grosse, camper! Un furgoncino simpaticamente arredato da qualche ingegnoso tedesco, completo quasi di tutto ciò di cui un essere umano mediamente adattabile ha bisogno per svegliarsi, fare colazione, spostarsi, studiare, cibarsi, dormire: vivere! Le foto (quasi tutte mie, tranne alcune di Cruna mia fida compagna di viaggio in quegli strani giorni) raccontano l'incontro con l'LT28 ed il viaggio da Itzhoe (paesino nei pressi di Hamburg) fino a Gorizia. Vi aspetto per il prossimo viaggio... (al momento sono a Trieste).


06/05/08

Kaffe oder Beedie

video

04/05/08

Teenage Riot

video

30/04/08

L'usage du monde

Un voyage se passe de motifs. Il ne tarde pas à prouver qu'il se suffit à lui-même. On croit qu'on va faire un voyage, mais bientôt c'est le voyage qui vous fait, ou vous défait

BBurro

La Bretagna terra d'acqua, nulla da dire! Ma terra di burro in egual misura. L'acqua ci pioveva sulla testa ad intervalli imprevedibili ed il burro si fondeva a qualsiasi nostra pietanza. Cidro e birra a fiumi. Erba gonfia d'umido sotto i nostri piedi. Arcobaleni circolari in mezzo al mare. E poi ostriche, galette, e altre mangerie più o meno dannifiche. E nel mezzo una visita alla cineteca di Brest ed una ad un collezionista di machine del cinema del tutto desuete. Bretagne pas mal.



27/04/08

POUR VOTRE SANTÈ, ÈVITEZ DE GRIGNOTER ENRTE LES REPAS

Cosa fare a Parigi?
Libri.
Mostre.
Passeggiate.
Mangiate.
Conversazioni.
Bevute.
Le cose che si possono fare in tutti i posti. Ma Parigi come fa a conservare sempre qualcosa di gustoso? Non lo so. Sarà che qui ho avuto le prime giornate di primavera del 2008...

18/04/08

Fiume Niger • Mali

FOTOS

Bamako > Sevaré

6/12/2007

Dopo tre ore di viaggio, durante le quali ho dormicchiato tutto il tempo o quasi, sono arrivato a Segou. Siamo scesi tutti dal Mercedes 0303 di provenienza italiana e ci siamo sparpagliati sul piazzale organizzato per accogliere dei viaggiatori. Un grande ristorante e poi tanti piccoli negozietti e bancarelle.
Per poco non perdo l’autobus in ripartenza. Il viaggio è proseguito con numerosi stop ma senza speciali problemi. La sosta a San è stata un po’ più lunga delle altre. Il sole giallissimo illuminava la Gare Routiere e la gente si affollava a prendere i propri bagagli. Siamo ripartiti con poco più della metà dei passeggeri. Il paesaggio placido e piatto scorreva dal mio finestrino.
Sono arrivato a Sevaré dopo una piccola sosta per la preghiera delle 18.00. Era già quasi buio e appena distanti dal bus decine di mussulmani si sono raccolti in preghiera. A Sevaré Dario è arrivato pochi secondi dopo che ero sceso dall’autobus. Sono stato accolto con gentilezza e cordialità. Ho consumato una cena a base di frittelle di riso al pesce e melanzane al pomodoro, bevendo vino in compagnia di altri quattro italiani e di una irlandese. L’argomento preferito degli espatriati italiani è il cibo e nemmeno questa sera se ne è fatto a meno. Bagnacaura e cioccolato i due pilastri della conversazione. Dario mi ha spiegato cosa farò domani. Sono arrivato convinta che domattina sarei partito in piroga con un belga, alla volta del delta del Niger. Da una parte c’è stato un cambiamento di programma, si parte sabato, e dall’altra non avevo capito che il mio compagno di viaggio sarà un maliano.

Sirakoro
7/12/2007
La visita a Sirakoro è un piccolo ma bel fuori programma. Un piccolo villaggio di contadini qualche chilometro a Sud si Sevaré. L’accoglienza è molto buona. Ci accompagnano bambini e contadini a vedere il funzionamento dei pozzi e gli avanzamenti dei campi per la coltivazione di cipolle. I ragazzi sono ben contenti di farsi riprendere davanti al pozzo frutto del loro lavoro. Per me è molto emozionante poter sentirmi libero di girovagare accompagnato da nugoli di bimbi e fotografare i loro disegni sui muri dei quella che prima era la scuola. Visitiamo anche quello che è l’ospedale. Vuoto. Completamente vuoto. Tranne un batuffolo di bimbo dormiente per terra.

Sahona
8/12/2007

Partiamo alle 9.00 dopo aver caricato valigie, pane e benzina, sulla nostra pinasse. Alcune assi interne a mo’ di sedile sono decorate con la bandiera belga. La pinasse è di Protos, una ONG belga, capofila del progetto che si occupa dei perimetri irrigui di alcuni villaggi lungo Niger. Bisognerà verificare lo stato dei perimetri per individuare le comunità in grado di assumersi l’onere di un microcredito. L’ONG italiana CISV si occupa della parte economica del progetto. Amara è l’economista con cui sono partito. È alla sua prima esperienza sul campo. Gli altri due ragazzi sono degli animatori di Protus e si occupano più nello specifico dell’aspetto tecnico-agricolo. Gaoussou Ly è un piccoletto tutto risate ed è l’animateur del progetto e Diabate Sayon alto e cordiale è l’agropastoraliste.
Il viaggio inizia lento con i nostri corpi sdraiati all’ombra di una specie di tetto di paglia. Il primo stop è dopo circa tre ore di navigazione. Bisogna controllare le condizioni di una pompa che dal fiume porta l’acqua ai canali irrigui. Una famiglia abita in prossimità della pompa: i guardiani. Ripartiamo ed in pochi minuti arriviamo al villaggio. Pescatori si danno da fare sulle barche o lungo la riva per sistemare le reti, mentre le donne fanno seccare il pesce su grandi braci di paglia. E bambini vestiti da calciatori europei non perdono tempo a chiedere bic, bidon o photo. C’é un’atmosfera serena e vivace allo stesso tempo. Guardo il fiume che scorrerà sempre così placido e mi sento bene. Li fotografo un po’ questi bambini: loro vogliono mettersi in posa e poi scappano ridendo divertiti. In effetti sono gli unici che prendono in considerazione la presenza di questo toubab. Continuiamo verso le case del villaggio. Saliamo in una piccola stanza al secondo piano di uno degli edifici più grandi. Le pareti sono completamente coperte di tappeti ed un piccolo televisore è sintonizzato su un canale satellitare francese che trasmette 24hours. La conversazione sui bisogni dei contadini è spesso interrotta da commenti molto informati sulla serie tv americana. Si parla in francese perché il capo villagio, nonché presidente del comitato di gestione, nonostante non abbia ben chiaro chi io sia, sono un bianco e vuole che ascolti come alcune ONG occidentali hanno diviso la comunità dei contadini piuttosto che aiutarla. “Capire il problema è già il 50% della soluzione. Se non capisci il problema, puoi anche investire milioni di euro ma non basteranno mai”. Lo sto imparando. O ti metti in ascolto oppure è inutile dispiegare tutte le tue forze. Viene chiesto al capo villaggio di radunare i componenti del comitato, mentre noi torniamo al sito della motopompa, ma stavolta con alcuni contadini. Lo stato dei canali è abbastanza buono; le strutture di cemento sono in condizione di funzionare. Torniamo nuovamente al villaggio per la riunione. Il comitato si riunisce in una stanza del cortile della casa del capo villaggio, uno spazio di 4x5 metri e tutti seduti per terra. La stanza è piena. Parlano bambara e purtroppo non posso capire nulla di quello che si dicono. Ma devono farlo perché non tutti i presenti capiscono il francese. Alla fine della riunione si riparte.
Ci aspetta un tragitto più lungo adesso. Un altro villaggio sulla sponda Sud del fiume. Galassina. Qui le case sono spoglie ed il villaggio è molto povero. Il pesce è messo ad essiccare dappertutto e le galline ci camminano sopra e non fanno altro che beccare. C’è un problema con la pompa, mi dicono; così è inutile il sopralluogo e la riunione del comitato. Ripartiamo alla volta di Kassim. Il tramonto avanza veloce e stavolta il villaggio è sulla sponda Nord. C’è una luce bellissima e questo villaggio mi ricorda vagamente quello di Apocalyps Now, ma a differenza del film di Coppola, la gente qui è molto rilassata. Il sopralluogo sui canali non porta buone notizie. Le mucche pascolano fra gli scoli che non sono nemmeno cementati. Una sorta di riunione del comitato si consuma sui perimetri irrigui. Non c’è il capo villaggio e dovremo tornare. Attraversiamo il Niger da una sponda all’altra mentre il sole è già tramontato. In questo punto il fiume è molto largo ed il tramonto con l’ausilio di alcune palme all’orizzonte è spettacolare. Attracchiamo al porto del più grande dei villaggi che visiteremo. Kouakourou. È ormai buio e percorriamo le stradine di un paese vivace dove il mercato è finito da poco e ci sono alcuni negozzietti qua e là. Il campmant dove dormiremo è dalla parte opposta del porto, ma vicino ai canali dove andremo la mattina seguente. Ci aspetta una cena in due tempi. Appena arrivati ci offrono un po’ di riso e spezzatino di fegato. Poi il nostro ospite andrà a fare la spesa per preparare una zuppa di pesce. Il cielo è stellato che non basterebbero tutte le nostre vite messe assieme per contare tutte quelle stelle luminose. C’é sempre una radiolina accesa. In onda la radiocronaca delle partite del campionato francese. Sono tutte noiosamente sullo zero a zero. La conversazione procede in bambara, così decido di andare a dormire. È ancora presto. Ho voglia di ascoltare il Triplo Concerto di Beethoven e buona parte delle Variazioni Goldberg, in quello stato di sonno veglia che mi fa entrare nella musica meglio del solito.

Kouakourou
9/12/2007

Di buon’ora ci svegliamo per il primo sopralluogo sui perimetri irrigui di Sahona. Attraversiamo un grande campo alle spalle del nostro campmant. Durante la stagione delle piogge quest’area si riempie completamente di acqua. E ancora adesso, in altre zone della brousse, c’è tanta acqua da rendere inagibile la strada che porta a Mopti. Al campmant ci aspetta la colazione a base di spezzatino di vitello e gallette di riso fritte. E poi di filata al Marie per l’incontro con il comitato. Entriamo in un cortile, quello del comune; a sinistra una ragazza rassetta le stoviglie; sulla destra dei bimbi giocano con un calcio balilla tutto in legno; nell’ampio cortile c’è spazio anche per un orticello ed un gazebo dove sono ordinatamente disposte le sedie che ospiteranno la riunione. Il comitato si fa attendere. Gironzolando nel cortile del Marie trovo esposte le liste elettorali ed i relativi risultati. Alla spicciolata iniziano ad arrivare i membri del comitato. Decido di fare un giro per il villaggio. Lo attraverso fino alla sua estremità Sud; è strano poter percepire la fine netta di un centro abitato. Da noi, ormai, è quasi impossibile. Provo a fotografare questa linea di confine e mi riavvio in paese. La riunione è lunga più della prima. Così riparto a fotografare. Mi imbatto in un sarto, con cui ho una lunga conversazione circa l’importanza di contribuire allo sviluppo del Mali, con un breve inciso sulla bellezza delle famiglie maliane così numerose a dispetto di quelle europee. Lui si lamenta che gli affari, nonostante la festa del Tabaski, non vadano molto bene. Con tutti i vestiti che deve fare per la sua famiglia e la penuria di soldi che c’è in giro, c’è poco di cui essere contenti. Ci tiene a farmi sapere, però, che è cosa buona che Protus dia i soldi ai contadini. Sono d’accordo con lui, ma ribatto che è importante poterseli meritare. Annuisce. Ognuno deve fare la sua parte nel modo migliore, aggiungo. Su questo è d’accordo. Mi congedo appena in tempo per la fine del comitato. Il viaggio ricomincia. Giusto il tempo di comprare tre scatole di sardine che già stiamo navigando. Ci aspettano tre brevi visite a dei microscopici villaggi, o meglio dire insediamenti abitativi, che dipendono da Kouakourou. La prima sosta è la sulla riva Sud presso un piccolo accampamento di contadini. Pare non ci siano uomini, ma solo donne giovani che raccolgono il riso. Giusto il tempo di una sbirciatina ai canali e di qualche foto di queste bellissime contadine, che risaliamo in pinasse diretti verso un altro piccolissimo villaggio. Ho ancora negli occhi il sorriso di quelle ragazze che si staglia su quella terra secca ed arida sotto i loro piedi, e ci imbattiamo in un grosso e pingue capo villaggio, nonché immam e quant’altro, comodamente disteso all’ombra di un grande albero. Il comitato si riunisce in tempo record. La riunione è rapida; giusto il tempo di prendere la benedizione dell’immam che ripartiamo. Oggi le tappe sono brevi e c’è tempo per chiaccherare e sorridere mangiando pane con le sardine, sulla nostra pinasse. Da quando hanno saputo che sono siciliano, non fanno altro che chiamarmi Alessandro Del Piero Mafioso Sicilen. Sono un po’ stupito che loro sappiano della Sicilia come terra di Mafia, molto meno che conoscano Del Piero! È vero che sono tutti e tre laureati, ma secondo me è colpa del cinema americano. Nell’ultima sosta non incontriamo proprio nessuno. Il piccolo pozzo è pieno di rane morte e tre contadine di passaggio si fermano a guardarci incuriosite. L’orario da una luce bellissima al campo di riso. Faccio qualche foto, ma inizio a sentire la stanchezza. Ci aspetta l’ultima tappa di oggi. Koulenze

Koulenze
10/12/2007
Qui il Niger entra ed esce dal villaggio dividendolo a metà. Scesi dalla pinasse che non senza incagliarsi diverse volte è approdata a riva, ci dirigiamo verso quello che sarà il nostro rifugio per la notte. Qui la gente è più povera di Kouakourou; le case sono tutte di fango, ma non è questo che mi fa pensare alla povertà. Piuttosto la quasi totale assenza di esercizi commerciali ed i cortili puzzolenti di spazzatura bruciata. Poco a poco capisco che non si tratta di spazzatura, ma di sterco essiccato di vacca o asino. Ce ne sono sacchi pieni stracolmi in ogni angolo del villaggio. Nel cortile della nostra casa ce ne sono cinque. È stretto il cortile e dobbiamo dividerlo con la stalla di due asini. Qui tutto è naturale. Penso ai contadini della mia terra che per tenersi caldo dormivano con gli asini, e mi sento a casa. Cala rapida la notte a Koulenze, che ha appena finito di seppellire uno dei suoi abitanti. Su una collinetta poco distante dal nostro campmant, gli anziani ed i parenti maschi del morto celebrano la sepoltura. Qualcuno di noi fa la doccia con l’acqua del Niger e poi ci dirigiamo a conoscere il capo villaggio. Il nostro ospite ci conduce sicuro fra i vicoletti irrespirabili del villaggio. L’incontro con il capo è rapido. Torniamo a mangiare e già sulla strada sentiamo al megafono l’appello per i membri del comitato. Stasera ci sarà la riunione. Sotto una tenda, in quella che assomiglia alla piazza principale del villaggio, si riuniscono gli anziani ed i contadini del paese; ogni tanto qualche passante curioso si ferma ad ascoltare i concitati discorsi del comitato. Alle mie orecchie la discussione appare molto dura, con i miei amici messi alle strette da alcuni dei più anziani. Ma alla fine di questo comitato svoltosi alla sola luce delle stelle, Diabate, Amara e Ly mi dicono di essere soddisfatti per come sono andate le cose. Torniamo nel nostro stretto cortile a bere te, sotto il cielo più stellato che i miei occhi abbiano mai visto. Mi addormento stanco di fianco a Diabate. Domani tornerò da solo con una pinasse pubblica verso Bamako. Almeno credo.

Koulenze > Mopti
11/12/2007
La pinasse è una specie di grande gondola con prima e seconda classe. In quanto toubab mi sistemano senza nemmeno chiedermelo, in prima classe. Il prezzo è un po’ più alto ma il vantaggio di avere una ampia brandina da dividere con soltanto un altro passeggero è subito evidente. Sulla barca ci sono anche esseri umani, ma per lo più merce di vario genere e prevalentemente sacchi, presumo di riso. Sarà un motore Mercedes allocato proprio sotto la mia branda a portarci a Mopti. Un vecchio motore diesel preso chissà da quale veicolo di terra! Sul tetto c’è anche l’immancabile motoretta di produzione cinese! Si parte! Le donne che affollano la seconda classe cucineranno tutto il tempo del viaggio, rendendo il clima sottocoperta quasi insopportabile, fra il caldo ed il fumo dei grandi pentoloni in perenne ebollizione. La navigazione procede placida come il fiume. L’arrivo a Mopti avviene in orario. Al porto l’atmosfera è caotica e concitata. Scavalco sacchi e persone e arrivo sulla banchina in cerca di un autobus. Lo prendo al volo, l’autista mi aspetta per comprare del pane e partiamo. Arriviamo dopo poco alla Gare Routiere per caricare un centinaio di montoni ignari o forse consapevoli di quello che li aspetta a Bamako: mercato e sgozzamento per festeggiare il Tabaski. Ripartiamo. La notte è densa, come l’aria nel bus, appestata dai nostri stessi gas di scarico. Ma non è questo il problema che ci blocca nel nulla della N16 per due ore, ma un guasto all’impianto frenante e all’impianto elettrico. Dopo un’attesa che pareva disperata, dal buio arriva uno degli autisti con il tubo dell’impianto frenante riparato! Non immagino nemmeno dove abbia trovato un saldatore. Ripartiamo. Albeggia ed il bus è stanco. Ci fermiamo di nuovo. Non ci spero molto nella possibilità di partire in tempi ragionevoli per un occidentale e prendo un Sotrama semi vuoto e minuscolo. Il viaggio sembra spedito. Ma in realtà ogni capanna è motivo di sosta, vuoi per far salire un passeggero, vuoi per caricare ogni tipo di bene, galline e gli irrinunciabili montoni. Sono l’unico oltre l’autista ed il suo assistente a fare il viaggio dall’inizio fino a Bamako; la mia testa schiacciata contro il tetto del piccolo Toyota, ogni tanto schizza fuori dal finestrino. Ultima sosta alle porte di Bamako. Le mie mani non toccano l’acqua ormai da trenta ore e le dita sono completamente nere. Mi aspetta una doccia. Sono di nuovo a casa.

03/04/08

Movin' On


12/11/07

Bamako_Mopti_Gao_Pays Dogon_Djenne























19/10/07

Skype



Tutto sommato stare in Africa è anche questo... emozionarsi per la faccia dei propri cari vista con skype!!!

Oggetti di Casa

16/10/07

Bamako-Sibi

Non si può dire che poi butti così male. È stato non facile l'ambientamento, ma adesso le misure sono più corrette. Magari come dice Alfredo l'esercizio della tolleranza inizia a dare qualche frutto. Ci sono delle foto della gita che abbiamop fatto nel piccolo villaggio di Sibi. Non ci sono foto del villaggio perché non mi pareva opportuno farne. Dall'accampamento/ostello dove abbiamo dormito, sino alla cascata dove abbiamo fatto il bagno ci vogliono 3 ore di cammino... sotto il cocente sole del Mali. Motivo per cui avevamo rinunciato a quella meta per ripiegare su una passeggiata più breve. Ma la fortuna ha voluto che incontrassimo dei francesi di nostra conoscenza che con la loro 4x4 si stavano avviando verso la cascata. Siamo saliti in macchina e con un po' di shakeraggio siamo arrivati comodamente e abbiamo scroccato anche il pic-nic. E per confermare le nostre capacità di italiani scrocconi... sulla via del ritorno i nostri amici francesi ci hanno lasciato un po' prima dell'accampamento, a circa 30 minuti a piedi... ma una macchina di tedeschi si è fermata e non solo ci hanno accompagnato all'ostello a prendere i bagagli, ma addirittura fino a Bamako!!! Insomma siamo o non siamo i campioni del mondo proprio a danno di tedeschi e francesi?!?


11/10/07

Bamako 01


I Boeing della Royal Air Marocco sono piccoli e poco confortevoli. Tra Milano e Casablanca si mangia pollo o pesce e fra Casablanca e Bamako puoi scegliere fra pesce e pollo. Dei vecchi 737-500 privi dei più banali accessori come un monitor. L’arrivo nell’aeroporto della capitale di uno dei paesi più poveri del mondo è stato buono. Sceso dall’aereo non c’era uno di quegli odiosi pulmini che ti accompagnano per 35 metri fino al ritiro bagagli. A piedi ho percorso la distanza che mi separava da Agata. Era la prima volta che pestavo il suolo africano e ne respiravo l’aria. Rapido entro fra i primi nel terminal. Uno stanzone dove fra qualche minuto vedr˜ Agata. Anzi no! La vedo subito. Mi sbraccio per farmi riconoscere (!), lei accenna un gesto di saluto. Ci sono! Siamo riusciti a ritrovarci. Sbrigo la faccenda dogana abbastanza rapidamente e mi avvicino ad Agata. So che non posso saltarle al collo e baciarla appassionatamente. Le sfioro il volto e ci diamo un bacio sulla guancia. Durante l’attesa dei bagagli ci guardiamo intensamente e ci mettiamo le mani addosso come per verificare che é tutto vero. é tutto vero! Ritroviamo il nostro tassista e saliamo a bordo di una Renault 19 del tutto inagibile. Ma il nostro autista non ha difficoltˆ a percorrere i 30 minuti che ci separano da casa. Mi guardo attorno. Quello che vedo é una parte di Africa; ma


sento che c’é qualcosa di familiare in tutti questi negozietti sparsi disordinatamente uno di fianco all’altro; é tutto molto buio appena lo sguardo si allontana dalla strada principale che ci porta in città. Superato il lungo e stretto ponte sul Niger siamo molto vicini a casa. Ho dormito. Mi sono svegliato. Sono stato al CCF. Ma apre al pomeriggio. Decido di fare un giro per la città. Mi spingo un po’ più a Nord-Est. Ho visto la cattedrale di cui si scorge il campanile da casa di Agata. Sulla strada c’era una donna nera che chiedeva l’elemosina con tre bambini molto piccoli, avranno avuto al massimo 4 anni. Ma la cosa che mi ha colpito é che due bambini erano completamente bianchi e completamente biondi. Proprio dal Nord Europa! Ma qui nessuno pare stupirsi di nulla. Nelle mie lunghe passeggiate non incontro mai bianchi, ma io passo inosservato come un fantasma. Lo preferisco, piuttosto che essere importunato solo perché bianco; é difficile prendere una posizione in merito. Loro pensano che tu sia molto ricco perché occidentale. Ma io non mi sento per nulla ricco; anzi, trovo la vita qui molto più cara di quanto io possa permettermi. Con 20 euro ho comprato dodici litri di acqua, un litro di succo, tre birre e due scatole di biscotti.



Il mio giro di stamattina mi ha portato ad un mercato coperto dove c’erano i prodotti che si trovano in qualsiasi altra fiera o mercato di un pese mediamente sviluppato come la Sicilia, ad esempio. Mi impressiona vedere questi mercati che strabordano di merci. Non capisco a chi possano servire. I maliani non vestono con le stesse cose che si trovano qui. Si trova di tutto, ma soprattutto, si trova in grande quantità. In giro ci sono migliaia di motorini e decine di negozi che vendono accessori e ricambi per motorini. E poi i negozi di mobili per ufficio o di elettronica e cellulari. Ma i più diffusi sono quelli di idraulica e costruzioni. Non capisco con un tasso di analfabetismo che supera il 60%, cosa se ne facciano delle decine di cartolerie e delle tonnellate di carta che vendono; oltre alle moltissime bancarelle che vendono libri di scuola. I maliani pare siano dei carnivori insaziabili; ho attraversato rapidamente il mercato della carne; é in una struttura coperta e buia che emana un odore sin troppo forte per il mio nasone mediterraneo. Ma ho mangiato della carne squisita; é difficile trovare dei veri e propri panifici. Magari trovi delle elastiche baguette sullo stesso bancone che vende chiodi e tubi di plastica. Per strada buttati per terra, in vendita, c’erano degli enormi pesci del Niger. I maliani li esportano anche nei paesi della costa. Credo si tratti prevalentemente di pesce persico o siluro. E poi pollame ancora vivo, spalmato per terra o appeso alla bicicletta di qualche venditore ambulante. Agata mi ha raccontato di aver visto dei bimbi cacciare i grossi pipistrelli che abitano in questo che si chiama Quartier du Fleuve. Io li ho solo visti volare. Fino ad oggi.
Qui non riesco a fotografare; é pieno di persone in giro. E non voglio nè importunare con la mia macchina, nè essere importunato mentre la uso.


Fra tutte le merci che affollano questo grande mercato che é Bamako, il vetro mi pare raro. Non ho visto praticamente mai dei bicchieri di vetro in vendita. Invece, nei ristoranti ne hanno di bellissimi.

Una settimana é trascorsa. Ormai si é instaurata una specie di routine. Ovvero so quello che mi aspetta. E per questo mi sento da una parte più sereno, dall’altra più rassegnato. Il weekend é andato bene con Agata. Abbiamo fatto dei giri al mercato, siamo stati ad una festa, abbiamo avuto ospiti a cena. Il lunedì é un giorno un po’ difficile, perchè il CCF, la biblioteca dove vado a studiare, é chiusa. A casa fa molto caldo e non c’é nemmeno un tavolo su cui poter leggere e studiare comodamente. Dopo una settimana a Bamako inizio a trovare tedioso andare in giro per le strade del quartiere. Ti guardano tutti o nessuno, ma sei comunque fuori luogo o un pollo da spennare. Il concetto di rispetto é molto strano. Ti ossequiano ma con il preciso intento di prendersi gioco di te. È chiaramente un gioco a carte scoperte: sei perfettamente consapevole del bluff del tuo interlocutore, ma troppo spesso devi fare buon viso a cattivo gioco, inghiottire e andare oltre.

Ieri passeggiavo al mercato ed un uomo ha iniziato a barcollare e tutta la gente attorno ha dato vita ad un coro da stadio in stile “ola”, fintanto che l’uomo non é caduto per terra. Nessuno ha mosso un dito; nessuno lo ha aiutato ad alzarsi. Pochi minuti dopo, fuori dal mercato, con Agata abbiamo avuto un attimo di difficoltà per ritrovare la direzione di casa. Appena ci fermavamo ad un incrocio, uno sciame di maliani ci avvicinava per offrirci il loro «aiuto». Non mi va di essere guardato come se avessi una € stampato in faccia.
Il padrone di questi appartamenti circola con una Mercedes di grossa cilindrata con i sedili ricoperti di pelliccia nemmeno fossimo ad Amburgo d’inverno.

24/08/07

L'altra metà?

Se l'estate volge al termine non se ne è accorto ancora nessuno. Le temperature viaggiano fisse sopra i 35 gradi e le immagini ne risentono. Si tratta di giri fra una punta e l'altra della Sicilia: Portopalo - Palermo solo andata. Vi segnalo la possibilità di un tragitto interno che taglia l'isola in diagonale: Pachino-Ispica-Ragusa-Piazza Armerina-Caltagirone-Mulinello. Un giro fantastico si impiega lo stesso tempo che passando da Catania ma si vede un deserto giallo meraviglioso.







13/08/07

Sicilia BBedda

Un'estate a metà, per il momento. Vigilia di Ferragosto. Mi preparo a tornare a Portopalo. Monterò la tenda e tutto il resto. Ma qualcosa è già successa, quest'estate. Per esempio sono già stato a Portopalo due volte. La prima con Agata, Pippo e Violinda. Violinda è stata di pessima compagnia, peccato. Infatti, dopo pochi giorni è partita per Palermo. Non sono riuscita a farla star bene. Me ne dispiaccio. Pippo, invece, si è progressivamente inserito al meglio e frequenta la mia comitiva con successo. Alcune immagini.



20/07/07

Compleanno






Un po' in ritardo ma ecco un'immagine o due del 32 duesimo compleanno

Kassel







Ma che delusione Doccumenta 12

Strömstad

Città costiera. Meta di navigatori vacanzieri. Luogo di ristoranti dal pesce affumicato. Prima d’ora non avevo mangiato mai i gamberetti affumicati. Abbiamo fatto una calda sauna ma separatamente. Dopo un’abbondante colazione a base di biscottini allo zenzero, abbiamo fatto una passeggiata sulla costa a piedi dal nostro albergo. E poi dopo la sauna siamo riusciti a trascorrere un intero pomeriggio in giro per il paesello. Il sole tramonta molto tardi e fa buio praticamente mai. C’è sempre un lieve chiarore. Oggi è stato il primo giorno di sole.

Oslo

Oslo, non piove, la città è calda, le strade molto strette e le macchine sono tantissime. Dobbiamo aspettare qualche ora prima di prendere posto nel nostro albergo. Facciamo un giro della città e dinanzi alcuni grandi edifici ci chiediamo di cosa si tratti. Poi scopriamo che sono il municipio, il parlamento, il teatro, etc. La casa di cui abbiamo affittato una stanza per due notti è molto accogliente. Discutiamo a lungo se proseguire verso i fiordi della costa ovest o no. Il tempo non ci incoraggia per nulla. Prendiamo la cena sui i dock in un ristorante che porta pesci. Agata mangia una zuppa cremosa di pesce come me. Ci differenziamo nei secondi: lei salmone alla griglia ed io sogliola gratinata. Il conto è allineato al fatto che siamo in uno dei paesi più ricchi del mondo. Piove. È il momento più delicato del viaggio. Si avverte una certa tensione fra di noi e l’incertezza del viaggio acuisce il disagio. La mattina del 29 esco per comprare la colazione. Andiamo al museo di Munch. Mi è piaciuto. Piccolo. Ma interessante. Riappacificazione di una coppia che non litiga. Diciamo che è uscito il sole. Finalmente mettiamo i piedi nell’oceano. Bygdøy.
Siamo ancora indecisi sul da farsi. No ai fiordi. Ma la domanda è: nave per Copenhaghen o nave per il nord della Danimarca? La fine della faccenda è moto per Strömstadt. Al terminal della Stena Line, Agata conversa per quasi un’ora con una sua amica di Parigi al telefono ed io cerco di evitare di far conversazione con un anziano motociclista finlandese. Il terminal è pieno di ragazzi con lo zaino. Secondo me vanno tutti a Roskilde. Peccato. Avrei voluto andarci anche io.

Blomskog

Blomskog 27 giugno
Blomskog tappa notturna. C’erano due strani ostellatori. Lui norvegese, lei del Sud Africa, in questo sperduto paesino a 100 km da Oslo e a 500 dalla capitale Stoccolma. Abbiamo dovuto prendere la moto per andare a mangiare in un campeggio. I pasti sono un po’ disordinati, ma va bene anche così. La Sudafricana ha ucciso i suoi sette cani addestrati alla difesa personale prima di trasferirsi in Svezia.

Ulricehamn

Qui ad Ulricehamn non sono molte le cose che succedono. Ad una delle rotonde, quella dove c’è una pompa di benzina della Shell che non funziona e chissà da quanto tempo, un autotreno che rimorchiava un trattore ha avuto un piccolo incidente. Quello che abbiamo visto passando con la nostra Ford Escort blu, era un grande trattore, anzi una di quelle grosse macchine per il movimento terra, una scavatrice, rovesciata su un fianco e molta gente attorno attonita in attesa che polizia e pompieri rimettessero tutto in ordine. Ma se non succede molto in questo paese, è perché questo è il desiderio dei suoi abitanti. L’alcol è virtualmente proibito, comunque molto scoraggiato, al punto che c’è solo una rivendita di alcolici in tutta la zona. Poi i limiti di velocità sono rigorosamente rispettati. C’è questo senso di lentezza che porta tutto inesorabilmente a funzionare. Ogni cosa va piano piano al proprio posto. Così non è strano sedersi nel soggiorno di un professore di tedesco, trasferitosi in Svezia quaranta anni fa, che ti prepara un the con tartine svedesi e con una calma e lentezza conciliate con parole in italiano. Il tempo qui ha un tempo differente da quello cui sono abituato. Pare essere uno scorrere del tempo più naturale, ma per me non del tutto adatto. Le cose in cui ci si imbatte più spesso sono gli alberi e si sa che gli alberi si prendono un tempo che per noi umani è disumano. Forse i veri cittadini di Svezia sono gli alberi.

09/07/07

http://picasaweb.google.com/alessandrococo/Scandinavia

Borås


Quando si viaggi da soli e si aspetta che il tempo passi è un po’ come fare i barboni. Allora qui al nord di domenica è un po’ più difficile farsi passare le ore. Il sole va e viene e la voglia di starsene la parco è quasi nulla. Tambasiando per le strade di Borås ho trovato un doppio archetto giallo che ho battezzato come il mio rifugio per le prossime ore (?). Il problema è che Mc è studiato a tavolino per accogliere il tempo necessario di un panino con bevanda. Cercherò di fargli dire più di quello che è capace di dire. Mentre mangiavo il mio Mc Fish in TV un grosso negro armeggiava alla griglia prelibatezze come bistecche, gamberoni, verdure di vario tipo. Non so se è politicamente corretto mostrare certe cose in un Mc Donalds. Ma, almeno, il volume è basso, a differenza di tutti i posti dove sono stato fino ad ora. In special modo 7 Eleven. Stamattina con molta calma mi sono avviato all’Hasselblad Center per vedere una mostra sulla giovane fotografia scandinava. Veramente di basso livello. Per non parlare del museo di pittura dentro cui è ospitato. Almeno la libreria era molto buona ed ho acquistato un bel libriccino, di quelli piccoli ma ben fatti come piacciono a me. Gerry Johnson. Göteborg non è un posto dove tornare. A Stoccolma tornerei, giusto per darle un’altra possibilità. A G. no! No proprio perché mi è piaciuta abbastanza. Non ha bisogno di una seconda visita, ma non la merita nemmeno. Borås è super noioso di domenica pomeriggio, ma credo che lo sia qualunque altro giorno della settimana. La campagna che ho attraversato oggi è più bella di quella che ho attraversato il primo giorno. Più movimentata, meno pianeggiante. Con queste casette rosse di legno, oppure azzurre. Molte bandiere nazionali. E quasi in ogni paese, anche i più piccoli, una ciminiera. Anche più a Sud avevo notato questo. Non capisco cosa si produce. La maggior parte sembrano dei depositi di legname o similia. Ti imbatti in un villaggio che pare non avere motivo di esistere, ed invece ecco che quasi nascosta c’è una zona industriale. Qui al Mc lavora la seconda ragazza più bella della Svezia. So anche il suo nome, quello della sua targhetta, Andrea. Minuta, bionda, occhi azzurri, pelle chiara. Nessuna tristezza negli occhi; piuttosto una certa determinazione. Mentre la guardavo in attesa del mio panino, mi chiedevo “ma chissà dove vuole arrivare”. Ok! la domenica pomeriggio lavora al Mc di Borås, ma poi? Magari prende un autobus per venire a fare questo lavoro. Chissà.

08/07/07

Jesus is coming. Look busy.

Sul muro una riproduzione della Gioconda e sul mio piatto la peggiore “funghi e salsiccia” (in realtà è salame) che io abbia mai mangiato. Se ci penso bene la pizza Tip dell’Extra è più gustosa. Ho ordinato una birra Starobrno che non è svedese ma cecha. La coppia di fianco a me è entrata e lui parlava al cellulare. Quando io ho smesso di mangiare la pizza, lui ha smesso di parlare al telefono e lei è andata in bagno. Credo, dal tempo che ci è rimasta, che si trattasse di una reazione al suo fidanzato (ha fatto la cosa grossa). Al tavolo al centro della sala una coppia di donne che entra ed esce dal locale, vuoi per una sigaretta, vuoi per una telefonata. Quella che mi da le spalle ha simulato un gran piacere fisico mentre mangiava una cosa chiamata tiramisù. Io lo avevo mai visto completamente ricoperto di panna e con una fragolina sopra. Magari dentro c’erano anche dei filetti di salmone. Come al mio solito ho rovesciato un qualche liquido sul tavolo. Questo è rosso. Qui in effetti non si fuma. Il sabato pomeriggio a Göteborg mi ha ricordato un pomeriggio d’inverno a Dessau. Per le strade non si cataminava anima criata; ma a ben cercare ecco che la folla mi è apparsa: tutti dentro il Nordstan, ma alle 18.00 tutti di corsa a casa. Ho visto due guardie che accompagnavano all’uscita di questo enorme mall, una donna molto ubriaca ma per nulla molesta. Ed ho anche visto la ragazza più bella di tutta la Svezia. Seduta per terra con la schiena poggiata ad una grande porta di vetro, quella dell’ufficio informazioni; i capelli ciliegio, la pelle chiara con le lentiggini e due occhi azzurri tristi tristi. Aveva l’aria di aspettare un amore che la faceva soffrire e che forse non sarebbe nemmeno arrivato. Nel frattempo il cameriere che ha preso la mia ordinazione ha sempre parlato al telefono. La ragazza che ha fatto quella grossa ha tirato fuori dalla sua borsa la sua IXUS e mostra, descrivendole senza sosta, le sue foto. Magari si tratta dei sopralluoghi che ha fatto per la casa da comprare con lui. Hanno l’età giusta. Lui sembra abbastanza belloccio da essere sposabile ed ha ancche l’aria di uno che la pilla non gli manca. Annuisce annoiato. Ho molto girato in moto nell’arco delle ultime 24 ore. Dopo i 200km/h della A 11 tedesca per prendere il traghetto, ho molto abbassato la media. Piuttosto ho molto consumato i miei copertoni. Domani spero di arrivare ad Ulricehamn senza problemi e poi con l’aiuto di Giuseppe (!!!) risolverò. La cameriera con la borsa YSL si è avviata all’uscita. Ha terminato il suo turno ben pagato. Non c’è un solo locale in Svezia in cui la musica sia appena passabile.

14/06/07

Spätfrühstück

Volkspark Friederichshain

11/06/07

Commestibile?

Ho trovato questo robo sul tavolo della mia cucina.
Magari qualcuno sa di cosa si tratta?

27/05/07

Clap

26/05/07

Considerazioni sparse su questa città della Germania, ovvero la capitale

Che la vita costi poco, nel complesso, è cosa risaputa. Ma non è l'unico motivo per stare qui.
Musica. La scena più interessante é (stata?) quella techno. Ci provo ad andare in giro per club, ma alla fine l'unico che vale veramente la pensa visitare è il Berghain, conosciuto anche come Panorama Bar. Ci sono un migliaio di club, ma non sono mai riuscito a divertimi come al Berghain.

Trasporti. La qualità della rete stradale urbana è abbastanza alta. Forse rispetto al resto della Germania non è la migliore. È pur sempre pieno di cantieri ed alcune strade hanno ancora i sampietrini. Ma le arterie principali sono veloci, molto veloci e lunghe. In moto tutto sommato è uno spasso.
Didattica. La scuola tutte le mattine è l'impegno che dovrebbe dare spessore alla mia presenza a Berlin. Io cela metto, non proprio tutta, diciamo, metà. A scuola ci vado, ma di fare i compiti al pomeriggio non tanto che se ne parla. Provo ad andare in biblioteca... e a volte ci riesco pure.
Supermarket. Non sono così spassosi come in Italia. Entra all'Extra o entrare alla COOP... due esperienze imparagonabili. È un luogo comune, ma i tedeschi non se la devono cavare molto bene in cucina. Gli scaffali sono stracolmi di prodotti pronti e di salsette per imbrattare prodotti semipronti. Per non parlare della loro mania del barattolame....

Motociclisti. Hanno un aspetto super professionale, ma pare che non siano dei gran manici in sella, a giudicare dall'usura dei copertoni.

08/05/07

Cosa succede?

Denkmal

03/05/07

SGAMA

Poi uno si aspetta che siccome che si è trasferito in una città grande e famosa come Berlino poi ci ha molte cose da raccontare. Ma piuttosto invece la problematica è proprio quella che Berlino ha un fattore che è il divertimento continuo. Allora uno che fa, dovrebbe stare a casa a scrivere quanto se la passa bene? E se sta a casa a scrivere quanto se la passa bene, alla fine non ci ha nemmanco il tempo di passarsela così così. Ma oggi il vento in strada soffia meno caldo degli ultimi giorni ed i miei amici sono partiti. Ho avuto molti ospiti. Nessuno gradito quanto la squadra SGAMA (Samuel Giuseppe Agata Maria Alessandro [che poi sarei io, ma forse era ovvio]). La squadra SGAMA si è passata la città in lungo ed in largo sul lato Est. S. chiedeva sempre "e questo che quartiere è?" ed A. non aveva che due risposte possibili: Kreuzberg o Prenzlauerberg (che poi è il quartiere dove abitava SGAMA). Quando una sera SGAMA si è avventurata all'Ovest per incontrare la cognata di G. quasi non riconoscevano più Berlino. E poi SGAMA sono stati a ballare in formazione ridotta AMA fino alle sei del mattino; e l'alba sulla Karl Marx Alle è uno spettacolo con quell'Alex che si staglia risplendente alla fine della strada. O all'inizo. Al Mauer Park, invece, ci sono stati SG e sono tornati con cose orrende e Made in Italy. Ma questa è già leggenda. SGAMA al completo è stata alla serata delle streghe in un club darkettoso su Dunkerstrasse. G. ha intercettato una controfigura del bue muto. Ma per maggiori info vi rimando al suo blog (sciara.blogspot.com). Insomma, il sonno è stato esiguo e le aspettative circa le visite ai musei, totalmente disattese. SGAMA ha mangiato tedesco al Prater di Kastanielalle e turco alla festa di Mariannenplatz a Kreuzberg l'1 maggio.

S. ci ha condotti al Treptow P
ark dove si erige un gigantesco monumento alla libertà da tutti i fascismi (quello DDR escluso, ovviamente). SGAMA è andata sin lì con la SBahn e con la cognata di G.
La vacanza è stata alcolica e godereccia al punto giusto. Spero di fare ancora parte di SGAMA. Se qualcun'altro avesse iniziali come le nostre dovrebbe provare a mettere su un simile team.

18/02/07

SY

11/02/07

BASTA

QUESTO BLOG MI SEMBRA UNA VERA SCHIFEZZA (ORMAI?).

18/01/07

Back or Not


Gentili e numerosi lettori, mi dispiace avervi lasciato per così tanto tempo a bocca asciutta. Ma per il 2007 è previsto un profondo rinnovamento di quello che sta per diventare il blog più letto. Ritornate quanto prima per le succulente novità. Grazie e a presto

05/12/06

©™

Francia?

Nebbia/Fog

25/11/06

Ho visto che i ragazzi del piano di sotto hanno fatto una brutta figura. Dapprima la signora con il fazzoletto bianco attorno alla fronte, quella che abita all’ultimo piano, gli ha consegnato un piccolo calzino che deve essergli caduto dallo stendi panni. E poi c’è stato uno strano episodio di cacca canina nell’atrio del palazzo. Ma io dovevo andare in giro a fare delle foto al Pigneto. Ho visto delle pasticcerie a Roma che non mi ricordavo ce ne fossero in città.

Irene a Napoli

Alfredo+Angelo

Electro

RICOMPENSA

24/11/06

Gorizia



La mia vita sta cambiando? Mi sembra che riesca ad affrontare certe situazioni in maniera completamente differente, o almeno in modo diverso. Con qualche sfumatura. Ho trascorso un giorno a Gorizia, una città di confine. Nelle mie peregrinazioni non mi sono affatto accorto di questo aspetto. Ho camminato avanti ed indietro diverse volte sul corso principale, fatto di vetrine sbrillucicanti e botteghe meno patinate. La gente al tardo pomeriggio riempie i bar per bere qualcosa, preferibilmente spritz. Ne ho bevuti due prima di entrare al cinema. Nelle tasche ho alcuni fazzoletti zuppi di muco nasale. Sono molto raffreddato ed ho mal di gola, ma con mia grande sorprese non ho smesso di fumare. Rischio di prendermi una bronchite? Mi sciacquo tre volte al giorno con la propuli. E poi torno nella mia cameretta, che mi piace. È accogliente. Ha due letti. A me ne basta uno, ma uso il cuscino dell’altro letto. C’è il parquet per terra e due finestre che danno sul mercato ortofrutticolo di fronte alla locanda Sandro. Nessuno sa perché sono qui. Solo Linda sa che sono a Gorizia. Chissà perché gliel’ho detto. Aver ricevuto una telefonata indagatoria dai miei genitori mi ha un po’ infastidito. Oggi pomeriggio dopo l’esame sono andato a mangiare abbondante. Ho preso un piatto di gnocchi alla zucca ed un piatto di polenta e coniglio. Stasera solo le schifezze che accompagnano gli spritz. Sia quello bianco che quello rosso. Il teme di oggi chiedeva di riflettere sul ruolo della riproducibilità tecnica nel cinema. Paradossalmente mi è parso un argomento un po’ ostico da trattare. Che cos’è il cinema senza la riproducibilità tecnica? Ho svolto un tema che non mi è piaciuto. Di sicuro quello fatto a Roma era migliore. Nemmeno alla commissione è piaciuto molto; mi hanno dato 24 punti su 40. Così domani dovrò darmi da fare per risalire dalla mia quindicesima posizione in graduatoria, ad una posizione più utile per il mio piazzamento. Gorizia è un paese. Ma ha degli scorci visivamente interessanti. Ho visto la fondazione musicale, proprio di fianco all’università, che è un pezzo di architettura razionalista davvero notevole. E poi ci sono delle strade deserte, come quella su cui affaccia l’ex bagno comunale.
Ecco finito il mio esame orale. I membri della commissione mi sono parsi molto simpatici. Quello che non mi sembrava informissima si è fatto I cazzi suoi tutto il tempo, quindi va bene così. Il toscanaccio Quaresima mi è parso il più interessante. Il giovanotto sapeva pure dove fosse l’archivio di stato di Bologna. Li ho ben informati circa la mia posizione per il sovrannumero. Ed adesso non mi tocca che sperare… Non che abbia fatto un esame orale trascendentale… E nemmeno uno scritto trascendentale… Ma il giovanotto che l’ha corretto ha dichiarato di aver apprezzato il mio percorso bibliografico… Valli a capire ‘sti valutatori... E adesso, che faccio? Sono in sala studio sperando di poter usare internet, ma la rete è protetta. Allora mi sono messo lo stesso il mio Mac davanti. È da un po’ che non stavamo così tanto tempo insieme. Senza di lui i miei giorni goriziani non sarebbero stati gli stessi. Poi ieri sera ho visto un po’ di “I fiori del Male” di Chabrol. Prometteva bene come al solito… Storie d’amore fra cugini… Che forse non sono cugini… Che dire della sequenza in cui…. Qui si interessano solo all’inglese che pare nessuno sappia troppo bene. Quando ho chiesto di fare anche l’esame di francese mi hanno risposto che non era richiesta tale lingua ma che verrà tenuta in considerazione al momento dell’esito e della graduatoria…. Ma poi tu viene a trovarmi se vado davvero a vivere a Wien. Perché il mio progetto sarebbe quello di andare a vivere lì per un po’, facendo anche un corso di tedesco. Wien è una città bellissima in cui classico, moderno e post-moderno si accavallano come da nessuna parte in Europa. C’è una delle migliori sale da concerto del mondo e c’è una scena di musica elettronica che spacca. Poi sei nel cuore di un’Europa che c’è ma che non esiste più. E l’Est è lì a due passi. Trascorse le giornate a Paris mi sono accorto di come sia una città quasi morta, irrigidita su qualcosa che tra l’altro nemmeno mi piace (più). Magari l’Est… Di sicuro c’è molta voglia di cambiare e di trasformarsi. Mi sono messo in fissa con questa faccenda della trasformazione, dei luoghi energetici… Le grandi metropoli sono posti in cui le cose accadano. È vero, ma chi sono i personaggi, gli attori di quanto accade? Secondo il mio amico Manù saranno i contadini a fare la prossima rivoluzione. E allora siamo fritti. In Italia nessuna rivoluzione. I contadini non esistono e se esistono è solo perché si sono trasformati in borghesi e capitalisti e non hanno nessuna intenzione di perdere quel poco che hanno acquisito. C’è quella mostra d’arte che si chiama Manifesta che fino ad ora è stata ai margini dei grandi giri, dei luoghi istituzionali della distribuzione dell’arte. Però, se non ricordo male l’ultima in corso di organizzazione sarà in uno, o addirittura, più posti celebri. Anche lì c’è voglia di successo. Io non ho mai avuto particolare voglia di successi… Nè con le donne, né nel mio lavoro artistico, né… insomma sono uno cui piacciono I flop? Forse.
Ho deciso di prendere il treno nonostante non siano ancora usciti i risultati. Preferisco staccare un attimo da questa frenesia dell’esito. Tutto sommato, se lunedì verranno pubblicate su internet le graduatorie definitive… Non c’è poi tutta questa fretta. Ad un’attenta lettura del bando, ho scoperto di avere pochissime speranze. Dovrei essere almeno idoneo e per diventarlo avrei dovuto totalizzare all’orale almeno 46 punti su 50…. Un po’ troppi per quello che è stato l’esame. Chissà cosa accadrà in queste ore. Ho appena superato Udine e tutto scorre nella luce pomeridiana che da queste parti non è affatto male. Un po’ lattiginosa. Ma differente da quella di Venezia. Lì la laguna dà tutto altro effetto. Nebbioso ed umidiccio. L’ultima volta che ho visto la commissione, stava consumando un pasto frugale post esami nel bar dove ho comprato il mio biglietto d’autobus. Poi ho preso il treno quasi al volo. Sul treno c’erano dei ragazzi che hanno fatto l’esame con me. Mi hanno invitato a sedermi con loro. Non ne avevo nessuna voglia. Il caso mi ha assistito, in quel momento mi ha chiamato Chiara. Così ho potuto tergiversare per un po’ e poi a Udine mi sono seduto per I fatti miei. Davanti a me c’è una coppia molto giovane. Forse sono appena usciti dalla scuola e tornano a casa. Lei assomiglia un po’ ad Elisa. Ne è consapevole? A guardare il suo taglio di capelli direi proprio di si…. Ma che m’importa a me? Qui siamo lontani lontani. E tutti forse vorrebbero venire a vivere a Bologna. Il Tagliamento è completamente asciutto. L’unica cosa che so per certo è che qui si squaglia. I ragazzi scendono. Distenderò I piedi. Macchè solo lui va via. Mi piacerebbe parlare con lei. Cosa dovrei fare smettere di scrivere. Ma l’avevo già deciso. Volevo solo completare il foglio. Ed ecco che la fine del foglio è praticamente arrivata. È talmente vicina che mi vergogno pure ad alzare lo sguardo. E poi, è una bimba… ma monella e cattiva, probabilmente...

20/11/06

Di città in città. Due settimane


Umzüge